Nazionalismo terra di Libertà e Motore dello Sviluppo.

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Il Grande Nocchiere - Ernesto Michahelles Thayaht - 1939

Sono stimolato dal deciso intervento di un Camerata alla mia affermazione di voler aderire al progetto di Adriano Tilgher, il Fronte Nazionale.
Non intendendo polemizzare con l’altrui parere, per il semplice motivo che lo assumo come personale e fondato al pari del mio. Mi limiterò ad esporre le mie ragioni.

Vorrei ricordare che su queste pagine esiste il diritto di replica, che può essere esercitato con il semplice invio delle stesse a:
movimentonazionalemni@gmail.com

“Per l’imperialismo è più importante dominare culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel de colonizzare la nostra mentalità.”

Queste le parole di Thomas Isidore Noël Sankara, primo presidente del Burkina Faso, la patria degli uomini integri, nella lingua dell’Etnia Mossi, abitanti di quello che fino al 4 agosto 1984, era noto con il nome coloniale di Alto Volta. Parole con un peso specifico tanto grande che, il civile mondo occidentale lo premió con la morte. Morte che, come in tutte le ben consolidate trame terroristiche destabilizzanti, fu per mano di un killer locale, i cui mandanti furono le democrazie occidentali degli Stati Uniti d’America, naturalmente, e Francia, ovviamente. Era il 15 ottobre del 1987. Le parole citate, pronunciate poco tempo prima, furono comprese in un illecito ed occulto atto di imputazione con conseguente condanna a morte per mano di un sicario. Parole che oggi, io, italiano, bianco, europeo, esattamente nell’ordine enumerato, voglio fare mie. Oggi che la battaglia non è la conquista di uno scranno, non è un Governatore, in italiano Presidente del Consiglio Regionale o percentuale di voti. Oggi la battaglia è la difesa della Nostra Patria, l’Italia e dell’intera Razza Umana, la prova evidente sono le innumerevoli azioni violente, che quel presidente premio Nobel per la pace, liberamente ed impunemente compie in tutto il Mondo contro tutto il Mondo. Il terrorismo risiede nella sua Nazione, azioni terroristiche fatte di droni, di cospirazioni, di embargo, occupazioni militari. Un Nobel per la pace spiccatamente guerrafondaio, braccio armato dell’irreale potere del Debito. Oggi attuale e sovrano. Ebbene il Capitano Negro non intendeva ripagare alcunché. Non riconosceva alcun credito di terzi nei confronti della sua Nazione. Thomas Sankara, lo cito quale emblema di una attualissima, falsa idea di integrazione ma di vero mercimonio umano, per chi lo esercita, chi se ne serve, chi ne fa vile mezzo per sterili battaglie politiche in un emiciclo mondiale di una ulteriore raggelante falsità. La democrazia mercimonio di Libertà, di Identità, fossa comune della Sovranità. Celebrazione continua e costante di un rito esclusivo, violento, omicida, il capitalismo. Depuriamo il termine dai parassiti, le zecche, che lo infestano, che lo hanno egemonizzato, che gli hanno arbitrariamente attribuito un valore storico culturale indicativo di un nemico che per loro non è mai stato tale. Capitalismo oppio di un gregge supino, oppio “tagliato” e spacciato, prodotto, moltiplicato, usato, infine glorificato, assunto come dio, vitello d’oro. Mi preme ricordare, magari con la retorica di una nostalgia, troppo spesso spacciata quale nostalgica che, non troppo tempo fa, una Giovane Italia rurale, ha coraggiosamente dichiarato guerra, da sola, giovane eroina passionale, ad un sistema oligarchico, assassino e vessatorio. Plutocrazia è ancora il suo nome, Plutocrazia mandante dell’omicidio del giovane capitano. La giovane Italia solo in nome di se stessa, della sua Comunità Nazionale, del suo Identitario Popolo Sovrano, è diventa Belligerante, rendendo Onore alla propria intramontabile, imperitura genetica, essere la Radice più profonda di Civiltà. Oggi noi siamo ancora a dispetto e contro qualsiasi retorica da becero luogo comune e falsa etichetta, gli unici Legittimi Eredi. Come possiamo, noi, accettare chi ci vuole soffocare. Sankara, lui, disse no, non voleva pagare un “debito” condanna a morte per il suo Popolo.
Perché dico Nazionalismo, dunque, perché dico Astensionismo, perché dico Fronte Nazionale, infine perché dico Politiche autoctone di Sviluppo e del Lavoro, per il Lavoro.
Perché la lezione del capitano burkinabé. Per l’Ipotesi di uno sviluppo che sia “altro”. È il titolo di un libro di Sociologia Urbana e Rurale, l’autore è Paolo Guidicini, edito dalla Franco Angeli nel 1992, erano anni durante i quali ancora si voleva e poteva parlare di Economia dello Sviluppo. Si criticavano modelli di crescita ritenuti già fallimentari, non equi, non efficienti rispetto al raggiungimento di un obiettivo dato come Valore Assoluto, il Benessere diffuso di tutta la Società. Critica ferrea nei confronti di un galoppante, allora, conclamato, oggi, globalismo.La Politica Economica del debitismo. La critica esponeva un punto fondamentale, la necessità di totale regionalizzazione delle variegate economie mondiali, sia in termini di prodotto che di tecnologia. Garanzia per uno sviluppo asincrono e non omogeneo ma reale, creatore di benessere locale capace di contribuire ad un migliore, maggiore e più che proporzionale benessere mondiale. Teorie economiche che privilegiano la diversità, esaltano le singole ed irripetibili peculiarità Locali. Mercati diversi di mondi diversi, diversi ed unici nei loro percorsi di Sviluppo. Ebbene in Italia, la nostra Italia non furono solo teorie. Tra gli anni ’80 e ’90 faceva scuola al Mondo intero l’economia diffusa della così detta “Terza Italia”, un insieme di piccolissime, piccole e medie imprese che producevano ricchezza più di quella che produceva il triangolo industriale, incrementando un reale PIL nazionale. Produzione locale di benessere e ricchezza per gli Italiani delle Marche e per l’intera Nazione in un indotto di nuove piccole e medie imprese Italiane. Un regionalismo differenziato ed unico. Primario, secondario e terziario non mondi separati ma sottoinsieme intersecato di un unico insieme il sistema produttivo italiano. Nel 1976, il professor Fuá, Giorgio Fuá, classe 1919, ammoniva:“Immaginiamo per un momento che l’Europa cambi strada e si metta a proseguire un modello di sviluppo suo proprio, non più ispirato al feticismo delle merci ma ad un nuovo umanesimo economico. In questa direzione di marcia cambiata non ci troveremmo più ad essere il paese ritardatario con le tensioni che ciò comporta.” Circa dieci anni più tardi il genio italiano realizzava la sua aspirazione, proprio nelle Marche, la sua terra, egli era di Ancona. Gli insospettabili intellettuali fanno sempre i conti senza il carnefice, sempre lo stesso, il globalismo oligopolista, la Plutocrazia che oggi per mezzo dei suoi kapò boia della sinistra spacciatrice e feticista e dei nuovi arrivi, tra selfie, felpe e blog, perpetra il rito sacrificale riservato al Capitano Sankara. Amen. Diciamo Nazionalismo, diciamo Politiche Economiche di Sviluppo Nazionale, politiche economiche reali, con risultante concreta che non sia il vano, inutile pareggio di bilancio, per giunta succube di rigidi parametri che nessuno di noi ha sottoscritto ma per il Lavoro, il Benessere, la ricchezza.
La natura della politica economica è l’intervento del Sistema Pubblico assieme al concorso dei soggetti Privati al fine di migliorare l’insieme Macroeconomico Statale in una sola direzione, ottenere Piena Occupazione e Benessere per l’intera Comunità Nazionale. Non è l’ottusa privatizzazione, al contrario, è Nazionalizzazione dei beni e dei Servizi Primari. È la difesa strenua del Patrimonio Nazionale, il cui elemento di base è il singolo Italiano.
Dico ancora Nazionalismo, aggiungo senza tregua. Dico Italia prima di tutto. Italiani non soprattutto, esclusivamente ma i soggetti interessati attivamente nelle scelte di politica economica sono lo Stato con i suoi organi legislativi, con il potere esecutivo, con la Banca Centrale, mentre i soggetti privati sono le imprese e le Famiglie, dunque dico ancora Nazionalismo, lo dico per quelle elementari considerazioni che derivano. Se continuiamo nel cedere illegalmente Sovranità, ad un poco legittimo parlamento di una illegale U.E. cimitero di elefanti trombati nella propria nazione, ma congerie di burocrati
stipendiati e al servizio della BCE, chi perseguirá mai una politica economica per il bene del Popolo? La Sovranità Popolare è il meccanismo unico che genera, crea, le Istituzioni Statali e queste agiscono per il raggiungimento della Piena Occupazione, il benessere Collettivo è questo. Chiediamo a noi stessi e tutti quelli che conosciamo, di cui abbiamo assoluta certezza che non siano infestanti parassiti, chiediamo se alle politiche di ferrea austerità per il contenimento di un debito pubblico, comunque enorme poiché costantemente gravato dall’oneroso acquisto presso terzi, soggetti privati, di moneta, non preferirebbero piena occupazione e benessere piuttosto che la supremazia di una fiscalità persecutoria, violenta e repressiva, di puro stampo medievale!
Il sistema pubblico di oggi è solo un ottuso ragioniere, intento a compiacere il suo lontano e straniero padrone.
Aggiungiamo burla alla beffa è un padrone che non risiede a Bruxelles e nemmeno a Francoforte. Egli vive in una remota torre di cadaveri, tra cui quello del capitano e quelli dei nostri connazionali morti suicidi.
Perché dico e ripeto Nazionalismo, perché è elementare che se non siamo più padroni di una Banca Centrale che regoli la quantità ed il flusso di un bene primario fondamentale come la moneta, quale benessere, quale Libertà, quale sviluppo? Oggi il Capitano Negro è un Ossimoro logico, eppure non ebbe alcuna remora morale a rifiutare il debito inflitto al suo paese. Egli aveva a cuore il popolo di cui faceva parte. Con la volontà del cuore lo Rappresentava.
Perché dico Nazionalismo, perché non vi è altro modo per recuperare la perduta Sovranità. Cambiare l’attuale stato di guerra da parzialmente difensiva a difensiva fino a offensiva. L’Italia lo ha già fatto. L’Italia lo sa fare.
Dico Nazionalismo come minimo comune multiplo, la riduzione di fattori complessi ad un minimo elementare messaggio che li accomuna. Un suono semplice, il La del diapason in grado di accordare le Coscienze vigili, quelle sopite, deviate, confuse di chi barcolla nell’etilismo dello spead, election day, jobs act, di parametri sottoscritti presso una lontanissima e tetra cittadina, comune nei paesi bassi. Paludi, depressione, umidità, malaria, morte.
Dico Nazionalismo, anche se non è di tutti, lo può diventare. È l’unico suono che chi non è ancora sordo può sentire. È il collante universale per l’eterogeneo ed unico Movimento di maggioranza, gli Astensionisti. Senza stelle, senza felpe, senza scissioni, senza paura.
Nazionalismo è coesione pura, è Comunità Nazionale, è leale Rappresentanza. È progetto politico unitario, spiccatamente particolarista, dunque di regionale Politica economica di Sviluppo.
È mostruoso parlare di Sviluppo per una Nazione come la Nostra, di comprovata Unicità, di più che Secolare Valore, Inimitabile, non etichettabile, non assoggettabile, se non con l’inganno, il tradimento. Fu così 70 anni fa, quando bigotti oscurantisti ignoranti, terroristi uccisero fratelli e persero definitivamente la dignità. Ne ho visti alcuni, morti viventi, zoppicare biascicando di offese per una bandiera della Repubblica Sociale. Mi chiedo se abbiano passato indenni la notte. Mi rispondo che sono vecchi e che nonostante la loro inaudita ferocia, noi siamo ancora giovani, nuovi ed oggi vogliamo rinnovarci.
Siamo già rinnovati, decolonizzati mentalmente.
Riconosciamo nemici antichi, la Plutocrazia assassina, il nuovo ordine mondiale e nuovi, la partitocrazia non rappresentativa, l’unione europea, la moneta unica, la deculturizzazione, lo scippo di Identità.
Noi siamo ancora la Nostra Nazione!
Dico e ribadisco Nazionalismo, che sia questo a definire i Nemici ma soprattutto gli Amici. Per questo oggi dico Astensionismo. Nessun compromesso con chi non è nostro amico, dunque se è alleato è traditore. Molti Fratelli oggi ci credono e sperano, votano, indicano rinnovatori tra le fila delle mummie. Mummie che ricusano altre mummie nel loro eterno stile fratricida e non per la Nazione bensì per la poltrona che non è solo indennità, vitalizio, ricchezza è potere mafioso. Sacerdoti del solito rito di Sacrificio Umano.
Chi rappresenta il Popolo non lo manda a morte.
Astensionismo è Rivoluzione, preparazione, nuova configurazione e poi Avanguardia.
Avanguardia morale, manipolo trainante segnato da una unica caratteristica, credere nel primato della Politica essere Sacerdote della Nazione, Italia questo è il suo antico ed eterno nome.
Astensione, nessun compromesso. Prepariamo la strada al grosso dell’esercito, quello in grado di segnare il Fronte, un Fronte Unico Nazionale!
Io dico Fronte e lo dico perché lo stato è di guerra. La peggiore delle guerre, siamo invasi da Est, da Sud, da Ovest invasore celebrato addirittura come liberatore. Soprattutto abbiamo un fronte interno, vigliacco, senza Onore e Dignità, gli Italioti del voto, delle coalizioni, delle celebrazioni, dei giorni della memoria, dei figli dei reali. La nostra catena, il nostro giogo, la condanna a morte per le generazioni future, né bianchi, né neri, né uomini, né donne di sicuro mai più Italiani.
Se la Verità non è riconosciuta, essa si vendicherá sulla nostra progenie.
Il Mondo che ci ostiniamo ad alimentare, l’Italia che non vogliamo.
Oggi abbiamo bisogno di Unione per l’Azione per questo dico e credo nel Fronte Nazionale, non è per il colore, è per il Tricolore.
Unione, Azione, Programma, Lavoro, Sviluppo, Città Metropolitane, Cultura, Italia.

Roberto Laficara, al secolo Patrizio Romano.

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